Famiglie con bambini nelle discariche - Associazione Gianluca Felici Onlus

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Famiglie con bambini nelle discariche

Al progetto che inizialmente avevamo battezzato “Villaggio Arco Iris” (Arcobaleno), abbiamo cambiato nome:


VILLAGGIO DELLA GIOIA
(ex villaggio Arcobaleno)

                     VEDI  IL PRIMO NUCLEO DI DIECI CASETTE


perché questa denominazione meglio può esprimere  la serenità e la speranza che vorremmo dare, con le nostre casette, a tante persone che nella  vita non hanno avuto neppure una carezza…
Decollato dopo l’incontro, avvenuto a Roma nell’aprile scorso, con Mons. Luigi Ferrando, dal 1996 vescovo di Bragança
(Stato del Parà-Brasile), oggi possiamo già vedere i  suoi primi frutti.

Abbiamo voluto mettere in apertura, il filmato con le prime coloratissime casette, perché saltino subito agli occhi di tutti, perché ci teniamo a documentare l’avvenuta realizzazione di quanto promesso, perché  ogni progetto realizzato è per noi una grande emozione e sicuramente lo sarà per le persone che lo hanno tanto generosamente finanziato.
"Le abbiamo dipinte con vernici, fondo di magazzino, che ci hanno regalato alcuni negozianti", - ci spiega il vescovo, per giustificare i colori che le rendono allegre e  vivaci.
E in effetti piene di vita  lo sono già perché da subito vi si sono insediate le famiglie assegnatarie, impazienti e felici di avere finalmente una casa vera, un rifugio sicuro, una protezione per i loro bambini.
Non avevamo dubbi che il progetto si sarebbe realizzato secondo le migliori aspettative.

Incontro con Dom Luis
L’incontro avvenuto in aprile a S. Marta (Vaticano) tra alcuni membri della nostra Associazione, Mons Ferrando e Mons. Di Tora, Vescovo ausiliare di Roma che ci aiuta e ci sostiene.

La comunità che beneficia di questo progetto è quella particolarmente bisognosa che vive in  periferia, nella discarica di Bragança, rovistando tra i rifiuti per raccattare e poi rivendere tutto ciò che è riciclabile: metallo, vetro, carta e plastica.
Mons. Luis Ferrando, ha offerto il terreno della Chiesa per costruirvi le case,  specificando che, per ogni casetta, sono stati stanziati 300mq di terreno m.(10 x 30). Questo per dare la possibilità di coltivare la parte posteriore ad orto il cui ricavato contribuirà al sostentamento familiare.
E già i primi abitanti hanno recintato il loro orto e preparato il terreno per la semina e per interrare le piantine. Inoltre, con legname rimediato, ogni capofamiglia sta costruendo sul retro della casa  una tettoia-veranda  sotto la quale cucinare e mangiare, visto che, per il caldo, la loro giornata  si svolge per lo più all’aperto.

la comunità beneficiaria
La comunità beneficiaria

Le case, che rimarranno sempre un bene della Chiesa, quindi della Comunità, vengono assegnate alle famiglie più bisognose con un contratto di affitto (naturalmente  simbolico) necessario per non alimentare speranze di acquisizione di diritto di proprietà e per evitare che l'uso in comodato possa rendere i beneficiari proprietari dell'immobile dopo solo due anni, come prevede la legge brasiliana.
Le quote di affitto, consistenti in pochi reali mensili (equivalenti a qualche Euro),  vengono versate su un conto comune che sarà utilizzato per la manutenzione delle case  stesse.
Il progetto viene gestito dal Vescovo insieme alla Caritas locale
nei termini e alle condizioni che avevamo espresso e che hanno pienamente coinciso con quelle del prelato: aiutare i più poveri, i più derelitti, senza favoritismi o discriminazioni.

Mons. Ferrando ci ha portato il progetto  stilato gratuitamente da un architetto della diocesi e l’elenco dei materiali necessari per ogni abitazione. Sommando il costo dei materiali e il salario del capomastro si raggiunge  la cifra di 3.500 Euro per ogni casa.  
Poiché la nostra Associazione, non può disporre di più di 3.000 Euro per ogni abitazione, Mons. Ferrando non solo si è offerto di integrare la somma mancante ma, per risparmiare e per educare al senso civico di responsabilità e di collaborazione, ha deciso di coinvolgere le famiglie beneficiarie nei lavori di costruzione delle case e ha stabilito che l’assegnazione delle stesse avvenga  solo dopo il completamento di ogni lotto di cinque abitazioni.
Questo per evitare che, conoscendo a priori la propria destinazione, qualcuno, constatatane l’ultimazione, si possa tirare indietro durante la costruzione delle abitazioni altrui.

Ognuno dà una mano

I beneficiari delle abitazioni collaborano disboscando e livellando il terreno e assolvendo  tutti i compiti di manovalanza sotto la guida e la coordinazione del capo-mastro.

  • Le foto documentano la costruzione del primo lotto di cinque casette:

  • una casa offerta dalla Sig.ra Adele Cacciabue per il dono del nipotino Gabriele;

  • due case realizzate con le offerte de “Gli Amici di Pasquale” tornato tre anni fa alla Casa del Padre, nel fiore degli anni;

  • una dedicata dai Sigg.ri Fasano alla memoria del loro Andrea anche lui ritornato in Cielo di primo mattino;

  • un’altra con il contributo offerto dalla Sig.ra Maria Rosa Lombardo.

La targa che verrà apposta sulla facciata di ogni abitazione con il nome dell’offerente, perché ne rimanga memoria futura, è stata incisa in rilievo su lastra d’acciaio e reca anche lo stemma della  diocesi di Bragança.  
Sarà nostra premura inviare la documentazione (foto delle case, delle famiglie beneficiarie  e un CD relativo al progetto), in forma privata, alle persone che hanno finanziato la costruzione  delle abitazioni.
Il 13 settembre u.s., a Mons. Ferrando di passaggio a Roma, abbiamo consegnato il denaro per il secondo lotto di casette
la cui ultimazione si prevede per Natale.
Queste nuove abitazioni sono state offerte da:
•   gli amici  in ricordo di Pasquale;
•   Eleonora Lombardo;
•   Fabiola e Stefania Fatello;
•   Lucia in memoria di Francesco - Giorgina in memoria di  Mauro e  Valentino;
•   Franco Felici - Federica e Ferdinando Pagnotta
Durante il piacevolissimo incontro Mons. Ferrando ci ha messo al corrente della situazione nel nostro Villaggio.
Fintanto che  le abitazioni sono poche, la ditta di riciclaggio dei materiali della discarica che si trova a due chilometri di distanza, ha concesso, con spirito  di solidarietà, l’allaccio e l’erogazione quasi gratuita dell’ energia elettrica.
Ma, quando le case saranno più numerose, (con quelle prenotate siamo già a quota  16),    dovremo  costruire una cabina elettrica il cui costo si prevede oneroso.
Inoltre dovremo anche potenziare la fornitura d’acqua per il  villaggio. Per ora è sufficiente un pozzo; in seguito dovremo costruirne qualche altro più profondo in grado di soddisfare il fabbisogno della comunità.
Ma non ci scoraggiamo, abbiamo sempre confidato nella Provvidenza e continueremo a farlo,  perché non ci ha mai abbandonato.
Monsignore è contento che la sua gente stia meglio, che la Chiesa non si limiti a predicare, ma vada incontro ai bisogni dei più poveri.
Ci parla dei papà e delle mamme ora più sereni e fiduciosi nell’avvenire; dei bambini, timorosi di sporcare, che stentano a credere che si possa calpestare un pavimento così lucido; che per loro ci sia una stanza: quella dei maschietti e quella per le bambine, con le porte per giunta! Ci racconta dei più anziani che vogliono farsi fotografare davanti al lavello, orgogliosi di avere l’acqua in casa.
E poi la questione del bagno, con gli elementi igienici… ma a cosa servono? C’è tanto spazio nella campagna circostante!...
E padre Nelson a spiegare che non sta bene, che certe abitudini vanno cambiate, che non è né igienico, né comodo, ecc…ecc… “Peccato perché quel locale si potrebbe utilizzare diversamente
,”  e ognuno è pronto a dare la soluzione migliore…
Poi  Monsignore ci racconta di un bel gesto di solidarietà tra poveri.
  La prima casa è pronta, ma tutti sanno che non si può prenderne possesso prima che le altre siano finite.
  Tutti hanno lavorato per mesi, con lena, impegno e fatica pregustando il giorno del loro insediamento…
Ma un giorno il loro vescovo li convoca perché c’è un problema: c’è una mamma che sta molto male, la sua vita è segnata, un male che non perdona la sta portando inesorabilmente alla morte giorno dopo giorno. Vorrebbe morire serena sapendo  i suoi figli in una casa, in un nido che li protegga, che li tenga uniti e li difenda. Lei  sa bene di non avere nessun diritto su quelle case, non fa parte del primo gruppo fortunato estratto dalla sorte, né ha contribuito con il suo lavoro alla loro costruzione.  
Occorre un atto di generosità: chi è disposto a cedere la sua casa per poi ricominciare a costruirne ancora un’altra?
  Sua eccellenza teme un rifiuto, anzi se lo aspetta proprio. Ma si sbaglia.
  Tutti, senza quasi pensarci, si offrono prontamente di cedere la propria casa alla povera donna.
  Ora lei vive nella casa rossa, quella con un panno bianco sul davanzale. Vi si è trasferita da subito prima ancora che le altre fossero terminate.
  Tutti sono stati d’accordo a fare un’eccezione. Peccato che vi abiterà per poco…
Ci auguriamo che arrivino altre offerte finalizzate alla costruzione di queste abitazioni per consentirci di dare serenità, speranza e gioia a tante famiglie indigenti.
Siamo consapevoli che la somma è rilevante e possa essere insostenibile da una sola famiglia.
Per questo, abbiamo pensato alla possibilità di conglobare più offerte su ogni costruzione  e intitolare la casa a più intenzioni o a più persone. Qualora ce ne fosse ancora bisogno, sarà l’associazione ad integrare la somma mancante come, del resto, in qualche caso sta  già facendo.

Se sei interessato a saperne di più, su come è nato il progetto e come si è evoluto, leggi:
Villaggio della Gioia:
- Parte prima     - Finalità del progetto, descrizione, garanzie
- Parte seconda - Selezione, controlli, valutazioni, gestione

- Parte Terza     - La scelta


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la prima casetta
 
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