Menu principale:
La tradizione albanese ha sempre considerato l’handicap come una maledizione di cui vergognarsi. Pertanto le persone con menomazioni fisiche o psichiche venivano tenute nascoste, trascurate non solo dallo Stato, ma anche dalla famiglia. La nostra Associazione, presente in Albania dal 1996, ha avuto modo di constatare tante volte queste realtà …
-
-
Non c’erano carrozzine e, quando dopo la caduta del regime, i missionari sono riusciti a farne arrivare qualcuna usata dall’Italia, i gradini davanti alla porta hanno continuato ad impedirle di uscire.
Finché non arrivarono dei volontari italiani che costruirono una pedana in legno, da poggiare sui gradini, per consentire lo scivolo della carrozzina. Le abbiamo regalato una lavagna con le lettere magnetiche e, con l’aiuto dei fratellini e tanto sforzo per muovere le braccia, ha cominciato a compitare il suo nome. Da quando Mons. Lucjani Avgustini è diventato vescovo di Vau Dejes, si è impegnato per abbattere quel muro di superstizione e di pregiudizi. Ha fatto sentire forte la sua voce per la rivalutazione non solo cristiana, ma anche umana e sociale delle persone disabili. Si deve a lui se questi poveri infelici cominciano ad essere accolti non solo nelle proprie famiglie, ma anche nella comunità. Quando Pierino, un giovane del villaggio con gravi problemi psichici, ignorato dai familiari, è stato trovato morto per il freddo, nel bosco, dove si era perso qualche giorno prima, Sua Eccellenza se ne fece una colpa. Piangendo, durante i funerali che, quasi per un atto di riparazione, ha voluto officiare di persona esclamò: è colpa nostra, è colpa di tutti, perché queste persone appartengono a tutti e tutti siamo responsabili del loro benessere e della loro vita.
In seguito a questo doloroso episodio, ispirandosi all’intuizione di un sacerdote reggiano, don Mario Prandi, che all’inizio degli anni ’40 ebbe l’idea di costruire accanto al “campanile”, un «parafulmine» come risposta di amore al male che c’è nel mondo, un “piccolo Cottolengo” in cui accogliere e assistere gratuitamente i disabili e i casi più disperati della parrocchia, è nata l’idea di costruire accanto alla parrocchia di San Nicola a Vau Dejes, una Casa della Carità.
Ottobre 2008
Con la benedizione della prima pietra, sono cominciati i lavori di costruzione dell’edificio. La nostra associazione si è impegnata con tutte le proprie forze per reperire i fondi necessari a portare avanti i lavori. Don Simone ci scrive:
"Contemporaneamente alla Casa di muri e mattoni, stiamo costruendo una Casa fatta di cuori, quelli dei volontari che si prenderanno cura di loro.
Il Signore questa Casa la vuole e ce lo dimostra con tanti segni:
• abbiamo ricevuto un piccolo contributo anche dalla Caritas di Reggio Emilia;
• nei giorni scorsi sono stato in Montenegro per comprare le finestre che si mettono sul tetto e il negoziante, quando gli ho spiegato a cosa ci servono, mi ha fatto uno sconto di trecento euro;
• anche i doganieri ci hanno fatto passare il confine senza fare storie. Non sono miracoli questi? Non è una meraviglia che tutti ci aiutate? Grazie a voi tutti per quello che fate per noi. il Signore vi mantenga nella Sua Grazia e vi benedica sempre”.
Oggi tanti giovani volontari, “la Casa di cuori”, che la parrocchia sta formando, aiutano i portatori di handicap a superare e ad abbattere le barriere architettoniche. Sono loro che girano di casa in casa e portano in braccio e sulle spalle i disabili in strada, quando le scale impediscono l’uso delle carrozzelle. Naturalmente non ci sono montascale perché spesso mancano anche i corrimano e per quanto riguarda l’ascensore, il primo, nella città di Vau Dejes, verrà installato nella Casa della Carità e il vescovo prevede che, dopo l’inaugurazione, ci sarà per parecchi giorni, un afflusso di curiosi che vorranno provare la scatola porta persone che si muove da sola. I paesani ne sono già al corrente e la cosa è attesa con grande curiosità…’
Nell'edificio avrà sede anche un Centro d’Ascolto, che vuol essere un’occasione di incontro per tutte quelle persone che presentano diverse problematiche di disagio socio-
Marzo 2011
La casa di mura e mattoni e quella fatta di cuori stanno crescendo! E’ proprio quest’ultima che ha fatto i maggiori progressi, come ci attestano le parole del vescovo e del direttore Caritas:
“E’ sempre crescente il numero dei ragazzi che chiedono di essere formati ad attività di volontariato nei confronti dei dimenticati. Testimonianza di questo entusiasmo è stata la festa del malato celebrata l’11 febbraio in cui traspariva il vero incontro di cuori che caratterizza questa opera”
Mattone dopo mattone quest’opera così importante per la comunità di Vau Dejes sta crescendo, forse sarebbe meglio dire “piastrella dopo piastrella” visto quanto ci scrive Don Simone il 17 febbraio: “Siamo riusciti a trovare tutte le piastrelle e la colla per la Casa della Carità … Ecco, grazie a Dio e a voi la casa cresce ogni giorno. Oggi nella riunione dei preti e delle suore il Vescovo ha ringraziato in modo particolare l’Associazione Gianluca Felici per il grande contributo che avete dato e continuate a dare per la Casa dei poveri e dei malati. Veramente grazie mille!”
Ci uniamo a Don Simone nel ringraziare tutti coloro che, a vario titolo, ci hanno aiutato e continueranno ad aiutarci in questa impresa che è finalizzata ad offrire un tetto e l’affetto di una famiglia ai “dimenticati”.
Giugno 2011
Visita alla Casa della Carità che si erge imponente e maestosa di fronte alla Cattedrale. Lo stesso Mons. Lucjani ha voluto accompagnarci e farci da guida.
Si leggeva sul suo viso la gioia per essere riusciti a portare a termine questo progetto e nel tremore della voce, che a tratti lo assaliva, trapelava l’emozione e l’affetto per i tanti poveri infelici che presto l’abiteranno.
“Il preventivo iniziale era di 350 mila euro ma l’oculatezza di don Simon Kulli che, in qualità di direttore Caritas, si è occupato dell’acquisto dei materiali, ci ha permesso di risparmiare non poco; la sua umiltà nel chiedere sconti e donazioni, facendo presente che i materiali servivono per una buona causa, è stata provvidenziale procurandoci un risparmio di 50/60 mila euro sul preventivo iniziale. Oggi per completare gli ambienti con gli arredi indispensabili previsti, ci occorrono ancora circa 80 mila euro.
Abbiamo voluto garantire tutti i carismi che Don Mario Prandi, il fondatore di queste Case della Carità, ha voluto che esse avessero tra i quali che la Casa sia legata alla parrocchia e che tra gli ospiti e i volontari si crei uno spirito di famiglia.
Poichè la parrocchia è dedicata a Madre Teresa di Calcutta, desideriamo che l’inaugurazione avvenga il giorno in cui ricorre la sua festa: il 5 settembre, e poi vogliamo che l’inaugurazione avvenga con la Casa in piena attività, con i malati dentro, perché sono loro la Casa e la Carità, cioè l’amore. Speriamo, per quella data, di avere anche le suore della congregazione Mariana della Casa della Carità, il cui carisma è proprio quello di vivere con questi ammalati. Il vescovo di Reggio Emilia ha promesso che ne avrebbe mandata qualcuna anche da noi per governare e dirigere la Casa . E’ una gioia grande per me e per tutti vedere un’opera tanto sognata diventare realtà.
…Noi, come Chiesa, dovevamo prenderci questo impegno nei confronti degli ultimi, verso i più derelitti che non hanno un posto dove vivere e a cui nessuno tende la mano. Don Simone ha fatto un bel lavoro con i giovani della parrocchia per abbattere i vecchi pregiudizi, suscitare in loro prima un grande senso di responsabilità, poi di solidarietà e infine di amore. Hanno imparato come si sta vicino ad una persona con handicap, non con pietà, ma con amore e ad essere in grado di far fronte alle esigenze di ciascun malato. Poi tutti insieme, giovani e malati, hanno fatto una esperienza formativa a Lourdes, che si è rivelata utile sia per gli ammalati che per i volontari. Oggi i nostri giovani fanno questo servizio con un amore grande, in forma completamente gratuita, e anche per le persone con handicap è una gioia straordinaria incontrarsi ai raduni che periodicamente programmiamo. Per le spese di gestione della Casa di Carità, cercheremo di sensibilizzare le autorità locali e nazionali a darci una mano, ma non sappiamo ancora con quali frutti. Per certo sappiamo che dovremo contare sulla Caritas diocesana e sui nostri benefattori, come l’associazione Gianluca Felici e i suoi sostenitori che desidero ringraziare calorosamente per il grande contributo che ci hanno dato nella realizzazione di questo progetto.
Dicembre 2011
” Sono quasi ultimati i lavori per l’edificazione della “Casa della Carità” a Vau-
Aprile 2012
Abbiamo finalmente potuto acquistare l'impianto e l'arredamento della cucina. E' bellissima, funzionale ed eterna. E' tutta in acciaio inox e può sfornare centinaia di pasti al giorno. Era quello che mancava, nel frattempo si monta l'impianto per la produzione di acqua calda sanitaria per mezzo dei pannelli solari. L'ascensore in arrivo completerà la struttura.