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Brasile: Progetti realizzati

Progetti realizzati
UN TETTO PER I MENO ABBIENTI "1.500 EURO PER UNA CASA"

Tra i tanti progetti che le suore dorotee, impegnate nelle missioni di Carpina (stato di Pernambuco) e Marabà (stato del Parà), ci propongono, abbracciamo quello della costruzione di abitazioni per le famiglie più indigenti, perchè ci ricorda i nostri primi passi in Albania, le prime “casette” costruite, sempre grazie al Vostro prezioso contributo.
Ogni casetta, in Brasile, nei primi anni del 2000, costava 1500 Euro: non erano molti, soprattutto se si pensa a cosa possono rappresentare per una famiglia di
sem terra o per dei meninos de rua
Per noi la casa
è un rifugio; per loro è una possibilità di sfuggire agli “squadroni della morte”! Ne abbiamo fatte costruire 17.

Una delle casette assegnate

"CESTE BASICHE"
Distribuzione mensile di pacchi viveri di prima necessità per le famiglie estremamente indigenti e per i malati hanseniani che hanno bisogno di un latte molto costoso.

Il ritiro del pacco viveri

"50 EURO PER UN LETTO"
Vedendo tanti piccoli dormire per terra su un pezzo di cartone o di plastica, con conseguenti malattie respiratorie, abbiamo varato un progetto  per fornire i più poveri di una rete e di un materasso. Il primo a beneficiarne è stato Wilson che si è messo a cantare diffondendo la notizia a tutto il quartiere. Il progetto portato avanti per tutto il 2007, ci ha permesso l'acquisto di oltre 60 letti completi di materasso per la gioia di tanti bambini e delle loro mamme.

I bimbi con il letto
I CANTINHOS

In Brasile ci sono circa 37 milioni di bambini che si dibattono nella povertà; di questi, oltre 7 milioni sono meninos de rua, cioè ragazzi che vivono per la strada, anche se il loro luogo abitativo sono le cosi dette baraccopoli o favelas. Dormono sotto i ponti e negli angoli più bui, non hanno famiglia, non hanno casa, non hanno diritti nè doveri.
Bambini a cui viene vietato persino il diritto di essere bambini
.  Già da piccoli sono costretti a badare ai fratellini, ad andare a prendere l'acqua, a cercare la legna per preparare i pasti,  a procurarsi… il denaro per il pane, il latte ecc... Così un bambino di nove, dieci anni, quando va bene, vive di lavori umili, in genere come lustrascarpe, lavorando tutto il giorno.
Anche ai loro giochi viene dato un senso distorto: il loro più grande divertimento è far volteggiare un aquilone ma, nelle favelas,
i bambini di pochi anni se ne servono per segnalare l'arrivo della polizia o di gruppi rivali di trafficanti di droga.

In Brasile la situazione sociale ed economica è disastrosa e colpisce soprattutto le famiglie meno abbienti.
La miseria materiale si sposa spesso con la miseria morale
, accompagnata dall'alcolismo, dalla violenza,  dall’abuso sessuale e dalla solitudine. I bambini non sempre trovano nella loro famiglia l’accoglienza di cui hanno bisogno, non sempre  si sentono accettati, spesso non si sentono protetti  e amati. La strada diventa l'unica alternativa per vivere, l'alternativa alla disperazione.
Incominciano a frequentarla per vendere caramelle o sigarette, chiedere l'elemosina, lavare i vetri, pulire le scarpe; così si fanno le prime amicizie, si forma il gruppo, si organizzano e trovano quella sicurezza che la loro casa non offre. I primi tempi tornano a casa la sera  poi, pian piano, ritornano sempre meno, la strada li avvolge, li avvinghia in un abbraccio di falsa libertà, fino a decidere di vivere nella strada. Si passa così da ragazzi in strada a ragazzi di strada
, cioè Meninos de rua che sopravvivono dedicandosi all'accattonaggio o esercitando attività microcriminali.

Clicca per vedere il filmato

Si comportano da bulli e sniffano colla per placare i morsi della fame. Si atteggiano a duri ma sono anime fragili, facile preda della delinquenza organizzata e senza scrupoli, che li cerca e li assolda per pochi spiccioli. Più tardi diventeranno essi stessi trafficanti di droga o cadranno nelle maglie della prostituzione.
Sono numerosi i casi di violenza di ogni sorta esercitata nei loro riguardi da parte dei cosiddetti squadroni della morte
che, sostenuti dalle classi più abbienti (preoccupate di difendere la propria sicurezza) e con la connivenza di settori della polizia, danno la caccia ad adolescenti e bambini coinvolti nella microcriminalità e talvolta li eliminano barbaramente o li rivendono ai trafficanti di organi.
E’ in questo contesto che le suore dorotee della missione di Marabà (Stato del Parà) si trovano ad operare e noi le sosteniamo con il nostro contributo.

“…Tanti bambini, - sottolinea  suor Marlene, - che non hanno la possibilità di frequentare la scuola, né la possibilità di lavorare, perché di lavoro ce n'è poco, sono sul punto di essere trasformati dalla strada in potenziali delinquenti. Ma se qualcuno  si occupa di loro mostrano il loro volto di bambino, chiedono abbracci e coccole, vogliono venire con te”…

Nei Cantinhos de Paula vengono accolti, amati, coccolati e protetti. Protetti dalla violenza e dall’abuso, dalla miseria e dalla strada.

I “Cantinhos” sono Centri che accolgono oltre 250 bambini, dai tre ai sette anni, dalle 7 del mattino alle 17 del pomeriggio, per dare alle loro mamme la possibilità di procurarsi  un lavoro, senza dover abbandonare i figli per strada esposti a tanti pericoli.
I Centri si fondano totalmente sul volontariato di donne e ragazzi/e della comunità parrocchiale che si prestano a seguire i bambini, cucinare, fare le pulizie, sotto la coordinazione dell’instancabile e coraggiosa suor Marlene.
I due cantinhos che appartengono alla stessa Parrocchia della “Sagrada Famiglia”, sorgono alle due estremità di essa, distando tra loro una buona mezz’ ora di cammino. Ma niente può scoraggiare la vitalità di suor Marlene e delle sue consorelle che corrono da un Cantinho all’altro per dirigere, aiutare, consigliare i bravi volontari che, durante il giorno, si alternano nelle varie attività con i bambini.

Suor Marlene con delle volontarie

-Per fortuna non dobbiamo spendere niente per il personale, perché siamo aiutate da tanti volontari che prestano la loro opera in forma del tutto gratuita, ma l’alimentazione dei bambini, che fanno 4 pasti al giorno,  non è cosa da poco. Ogni mese se ne vanno 4.500 reali (1.650€ circa) per ogni cantinho”, - ci racconta suor Marlene-,
ho fatto domanda al Comune per avere un sussidio, ma non c’è niente da fare, dobbiamo andare avanti affidandoci alla Provvidenza.
Considerando che in ogni Cantinho ci sono 125 bambini che fanno 4 pasti al giorno per 26 giorni al mese, il conto è presto fatto: poco più di 50 centesimi al giorno per bambino. Certo i bambini non mangiano carne, ma un’alimentazione povera, fatta di riso, latte, fagioli, etc, comunque, sempre più e meglio che a casa loro.

Bambini che giocano

Nella Missione, con suor Marta e suor Elvira, siamo in tre  e, anche dividendoci i compiti, non è facile far fronte a tanti impegni e a tanti problemi. E’ bello aver tolto 250 bambini dai pericoli che la strada comporta,  ma ora dobbiamo darci da fare per mantenerli. Noi non abbiamo altre entrate se non il vostro aiuto, facciamo appello a voi perché, motivati da un forte senso di solidarietà, non ci facciate mancare mai il vostro sostegno, diversamente non sapremmo proprio come fare.
Noi, da tanti anni, sosteniamo le spese per la gestione dei Cantinhos e ci siamo impegnati di continuare a farlo, finchè ci sosterrete con il vostro affetto e i vostri contributi.

I bambini sotto la tettoia appena ultimata
VILLAGGIO DELLA GIOIA

Il Progetto è decollato dopo l’incontro, avvenuto a Roma nell’aprile 2009, con Mons. Luigi Ferrando, dal 1996 vescovo di Bragança (Stato del Parà-Brasile).
Abbiamo voluto denominarlo "VILLAGGIO DELLA GIOIA"  perchè meglio può esprimere  la serenità e la speranza che, con le nostre casette, ci prefiggiamo di donare a quelle persone che nella vita non hanno avuto niente, neppure una carezza.
Abbiamo voluto iniziare con loro un'opera di recupero e di formazione partendo da un alloggio che possa dare  decoro e dignità umana ad un individuo.

Clicca per vedere il video

Abbiamo voluto mettere in apertura, il filmato con le coloratissime casette perché  ogni progetto realizzato è per noi una grande emozione e sicuramente lo sarà per le persone che lo hanno tanto generosamente finanziato.
"Le abbiamo dipinte con vernici, fondo di magazzino, che ci hanno regalato alcuni negozianti
", - ci spiega il vescovo, per giustificare i colori che le rendono allegre e  vivaci.
E in effetti piene di vita lo sono già perché da subito vi si sono insediate le famiglie assegnatarie, impazienti e felici di avere finalmente una casa vera, un rifugio sicuro, una protezione per i loro bambini. La comunità che beneficia
di questo progetto vive in  periferia, nella discarica di Bragança, rovistando tra i rifiuti per raccattare e poi rivendere tutto ciò che è riciclabile: metallo, vetro, carta e plastica.
La diocesi, che ha offerto il terreno della Chiesa,
ha stanziato per ogni casetta una superficie di 300mq (10 x 30). Questo per dare la possibilità di coltivare la parte posteriore ad orto il cui ricavato contribuirà al sostentamento familiare.
E già gli abitanti hanno recintato il loro orto e preparato il terreno per la semina e per interrare le piantine. Inoltre, con legname rimediato, ogni capofamiglia sta costruendo sul retro della casa  una tettoia-veranda  sotto la quale cucinare e mangiare, visto che, per il caldo, la loro giornata  si svolge per lo più all’aperto.
Le case,
che rimarranno sempre un bene della Chiesa, quindi della Comunità, vengono assegnate alle famiglie più bisognose con un contratto di affitto (naturalmente  simbolico) necessario per non alimentare speranze di acquisizione di diritto di proprietà e per evitare che l'uso in comodato possa rendere i beneficiari proprietari dell'immobile dopo solo due anni di possesso, come prevede la legge brasiliana.
Le quote di affitto, consistenti in pochi reali mensili (equivalenti a qualche Euro),  vengono versate su un conto comune che sarà utilizzato per la manutenzione delle case  stesse.

Il progetto viene gestito dal Vescovo insieme alla Caritas locale nei termini e alle condizioni che avevamo espresso e che hanno pienamente coinciso con quelle del prelato: aiutare i più poveri, i più derelitti, senza favoritismi o discriminazioni.
Le foto in alto documentano la costruzione delle prime dodici casette, infatti da pochi giorni si sono aggiunte le ultime due della foto a destra:
  • Due case sono state offerte dalla Sig.ra Adele Cacciabue per il dono dei due nipotini Gabriele e Giorgia Lisa;
  • tre case sono state realizzate con le offerte de "Gli Amici di Pasquale" tornato alla Casa del Padre nel fiore degli anni;
  • una dedicata dai Sigg.ri Foggia alla memoria del loro Andrea anche lui ritornato in Cielo di primo mattino;
  • un’altra costruita con il contributo offerto dalla Sig.ra Maria Rosa Lombardo;
  • una, dono delle sorelle Fabiola e Stefania Fatello;
  • un’altra offerta da Eleonora Lombardo
  • una offerta da Lucia in memoria di Francesco e da Giorgina in memoria di Mauro e Valentino;
  • un’altra costruita con il contributo di Franco Felici e di Federica e Ferdinando Pagnotta;
  • e infine una offerta da Pina Galvagno in memoria del fratellino Antonino –C. R. G.   
La targa apposta sulla facciata di ogni abitazione con il nome dell’offerente o "in memoria di", è incisa in rilievo su lastra d’acciaio e reca lo stemma della  diocesi di Bragança.  
Monsignore è contento che la sua gente stia meglio, che la Chiesa non si limiti a predicare, ma vada incontro ai bisogni dei più poveri.
Ci parla dei papà e delle mamme ora più sereni e fiduciosi nell’avvenire; dei bambini, timorosi di sporcare, che stentano a credere che si possa calpestare un pavimento così lucido; che per loro ci sia una stanza: quella dei maschietti e quella per le bambine, con le porte per giunta!
Ci racconta dei più anziani che vogliono farsi fotografare davanti al lavello, orgogliosi di avere l’acqua in casa...
Certo sarebbe molto bello poter continuare ad ingrandire con altre casette il Villaggio della Gioia, ma... Ci sono alcuni "ma" che frenano il nostro entusiamo a proseguire su questa strada:

I costi sono lievitati tantissimo da quando il progetto è partito nel 2009. Infatti se le prime cinque casette le abbiamo costruite con una spesa di 3.000 € ciascuna, per le altre cinque era già lievitata con un costo aggiuntivo anche per le targhe e  per le ultime due abitazioni ci sono voluti 5.000 € ciascuna. L'associazione ha fatto fronte a tutte le spese accessorie  e maggiorate per tener fede alla parola data ai propri sostenitori  e per assicurare un tetto sulla testa di altri poveri derelitti che aspettavano fiduciosi.
Le  disagiate condizioni economiche in cui si è venuto a trovare il nostro Paese, non ci consentono di proporre ai nostri sostenitori progetti nominativi così onerosi.
Per adesso dobbiamo per forza maggiore fermaci qui, in futuro chissà?
Il futuro è nelle mani di Dio.
CENTRO DI ACCOGLIENZA "CASA DEGLI ANGELI"

Irecè, 17 Settembre 2015.  Un’intera giornata di viaggio in pulmino da Salvador. Arriviamo ad Irecè che è già buio, stanchissimi,  ma con l’ansia di vedere, finalmente, la Casa degli Angeli. Padre Tommaso annuncia: “Ormai è tardi, la vedrete meglio domani con la luce del giorno, deve essere  una sorpresa”.  Il nostro entusiasmo si affloscia come un soufflè… Ma, ad un tratto il pulmino si ferma e “l’emozione più forte è lì a pochi metri, compare sulla destra del finestrino: il lungo muro di cinta dipinto di fresco con la scritta “Casa dos Anjos” e, a destra, il logo dell’Associazione Gianluca Felici Onlus”, a sinistra, il logo della Pastoral da Criança.

Insomma la sorpresa della sorpresa! La Casa che fino ad allora avevamo sempre visto in costruzione, col suo vestito  di cemento grigio sulle foto che ci arrivavano continuamente, ora stava lì davanti ai nostri occhi sgranati per la meraviglia perché non la immaginavamo così grande e così bella.

“Una gioia mista ad una commozione profonda, perché dietro quel muro di cinta c’è il lavoro, il sacrificio, l’impegno di tante e tante persone. Scattiamo le prime foto, quel muro rappresenta e significa già tanto: la scritta “Casa dos Anjos” ci appare leggermente nascosta dall’ombra creata da un grande albero presente lì di fronte, forse “casualmente”, a ricordarci che in quella Casa si celebrerà ogni giorno un inno alla Vita”. Grande emozione in tutti, gli occhi si imperlano di lacrime che a fatica si cerca di trattenere… E pensare che fino a due anni prima nessuno di noi, nove volontari dell’Associazione Gianluca Felici provenienti dall’Italia, aveva sentito parlare della Pastorale del Bambino… Ce ne aveva parlato ampiamente, spiegandoci le sue finalità e la sua importanza, Mons. Tommaso Cascianelli nei primi incontri intercorsi a maggio del 2013.
Ci aveva spiegato che la Pastoral da Criança, organismo legato alla Conferenza nazionale dei Vescovi del Brasile, si prende cura dei bambini dal concepimento fino ai sei anni d’età e delle loro famiglie applicando un programma di interventi in grado di ridurre del 45% la mortalità infantile e fare in modo che


"Tutti i bambini abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (cfr Gv 10, 10).

Irecè aveva urgente bisogno di una Sede dove attuare la Pastoral da Criança. Mons. Tommaso ha offerto il terreno della Chiesa, noi ci siamo offerti di costruirla e l’abbiamo battezzata   
     

“CASA DEGLI ANGELI”


Perché questa denominazione è facile intuirlo…
Ma, per chi non ne fosse informato, in Cielo, insieme a Gianluca ci sono Francesco, Paolo e Pasquale figli di altre tre coppie che fanno parte della nostra Associazione. Sono i nostri quattro Angeli e la loro presenza accanto a noi a volte è quasi palpabile... É in loro memoria che l’abbiamo costruita e servirà a salvare la vita a tanti piccoli angeli
che in essa saranno accolti e assistiti già ancor prima di nascere.
Dopo la posa della prima pietra nel settembre 2013, i lavori sono avanzati speditamente, segno lampante che quest’Opera il Signore l’ha voluta e l’ha benedetta e i nostri Angeli si sono dati da fare per aiutarci in tutti i modi.
I risultati hanno sorpreso anche noi che, in questi 19 anni dalla dipartita di Gianluca, di prodigi ne abbiamo visti tanti.
In soli due anni abbiamo persino ampliato il Progetto iniziale aggiungendo il primo piano per dare ospitalità e accoglienza a mamme e bambini in particolare situazione di bisogno.

In tutto questo, non vedete anche voi l’intervento grande della Divina Provvidenza?

I nostri occhi non si stancano di guardare la Casa, le giriamo attorno, sbirciamo attraverso i cancelli…
Quasi quasi vorremmo restare lì fino all’indomani, ma siamo sfiniti per la stanchezza e il nostro corpo reclama un letto.

18 settembre-  LA VIGILIA

Molto saggiamente, Monsignor Tommaso decide di farci visitare in anteprima gli interni della Casa, prevedendo che l’indomani ci sarebbe stata grande calca e non avremmo potuto godercela in ogni suo angolo con la dovuta calma e attenzione.
E lui, che aveva lavorato tanto per rifinirla in ogni particolare, tanto da renderla operativa il giorno stesso dell'inaugurazione, non voleva perdersi neppure una nostra esclamazione di stupore ma condividere tanta gioia e soddisfazione.
Già le vetrate dell'entrata e quelle dell'accesso ai saloni ci emozionano perchè sottolineano la delicatezza di questo santo vescovo che ha voluto affiggere, su ogni anta, il logo della nostra Associazione accanto a quello della Pastorale.
Passiamo tra i saloni ampi e spaziosi ( 1- 2), arredati con semplicità ma con tutto l'essenziale, dove  si terranno i corsi di formazione per le mamme sull’ igiene e la prevenzione; dove personale competente parlerà loro di maternità responsabile, coinvolgimento del coniuge, parto naturale, allattamento al seno, preparazione al parto ed esperte volontarie (3) controlleranno la crescita del bambino, lo stato di salute, la corretta alimentazione, gli  esami di routine a cui sottoporre mamma e bambino, ecc.

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Ammiriamo piacevolmente sorpresi il refettorio dove ogni tavolo è abbelito con un vasetto di fiori (4).

Ci sorprende la grande cucina ad isola(5-6) dove preparare insieme prodotti alimentari alternativi, sciroppi, integratori, infusi, a base di essenze naturali, per far fronte agli incovenienti tipici della zona e alle malattie più comuni: tosse, raffreddore, influenza, dissenteria, diabete, etc.

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Quanta tenerezza entrando nei dormitori (7-8-9-10) con i letti per le mamme e i lettini a castello per i  piccoli: ci affrettiamo a poggiare su ogni cuscino un peluche che abbiamo portato dall’Italia, sotto vuoto per risparmiare spazio, e immaginiamo la gioia dei bimbi quando li vedranno. Ogni cosa è al posto giusto, con delicatezza e con garbo, come gli asciugamani adagiati sul letto a forma di farfalla e i tappetini con il logo della Pastorale da Criança.

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Per la cappellina (11) abbiamo voluto portare una preziosa icona del nostro San Policarpo perché protegga e benedica quanti si adoperano per il bene dei fratelli.
Accanto c’è il punto d'accoglienza (12),  il salottino(13), la biblioteca(14) e poi ancora lavanderia (15-16) con gli armadi -guardaroba, i tavoli da stiro, le vasche per i lavaggi manuali e una lavatrice che può lavare fino a quindici KG di biancheria, a disposizione anche delle mamme che saranno ospitate.

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Semplice, essenziale, curata, funzionale, accogliente: questi sono gli aggettivi che utilizzerei per descriverla sinteticamente. Lo stupore è grande soprattutto per come, in così poco tempo, si sia riusciti a costruire qualcosa di così ben fatto!

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La cura nei dettagli della Casa degli Angeli esprime d’altronde la precisione e la serietà che contraddistinguono Padre Tommaso e che, evidentemente, ha saputo trasmettere e testimoniare anche ai collaboratori e volontari del luogo. A questo punto non abbiamo dubbi: l’inaugurazione del giorno dopo sarà un momento di festa unico. Così si è in effetti rivelato”.

19 settembre- L’INAUGURAZIONE


Grandi striscioni con ringraziamenti e saluti di benvenuto nei nostri confronti ci accolgono insieme a frotte di bambini, ai volontari della Pastorale, sorridenti e affettuosi come sempre,  tanti presbiteri della diocesi e tantissime persone accorse per festeggiare un momento importante per la diocesi e la loro città.
Dal Vescovo, da Franco Felici e da don Alessandro, parroco di San Policarpo, vengono svelate le prime due targhe di marmo esterne alla Casa, (celate fino a quel momento da teli che assemblavano insieme la bandiera brasiliana e quella italiana).
Sulle due targhe sono incisi la riconoscenza della diocesi di Irecè alla nostra Associazione per la costruzione dell’Opera (17) e i ringraziamenti della nostra Associazione verso tutti i sostenitori e la nostra parrocchia (18).
L’emozione impedisce a Franco di aprire il  cancello con la chiave che il vescovo gli aveva offerto in una scatola di velluto (19)e qualcuno deve andare in suo soccorso.
Segue la messa (20)  sotto i gazebo per ripararci dal sole, presieduta da Mons. Cascianelli, concelebrata da tutti i presbiteri presenti, arricchita da bellissimi canti e dall’inno della Pastorale cantato con la voce splendida di una bimba di soli 5 anni (21), accompagnata da alcuni ragazzi che suonavano strumenti ricavati da oggetti riciclati (22)…


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Quindi si continua con la benedizione di tutti gli ambienti della Casa, svelando, lungo il percorso, le altre tre targhe, una dedicata al ricordo dei nostri angeli (23): Gianluca, Francesco, Paolo e Pasquale, la quarta reca inciso “la cucina di Piggi” in ricordo di Pierluigi Tonini volato in Cielo un anno fa (24), la quinta in ricordo di Carlo e Felicita, genitori di Franco Felici (25).  “Canti, musica, bambini, persone di tutte le età, ognuno a suo modo partecipa e condivide la gioia di vedere sotto gli occhi la realizzazione di un grande “gesto” di amore capace di generare ancora tanto e tanto amore".

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La mattina successiva, prima della partenza, Don Alessandro celebra la prima messa nella cappellina della Casa: ancora emozione, grande raccoglimento e gratitudine verso il Signore. Passando davanti ai dormitori vediamo con gioia i primi due piccoli ospiti della Casa entrati la sera prima( 26-27), cioè lo stesso giorno dell’inaugurazione.

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Si sono appena svegliati e giocano ridendo con i peluche in attesa che la mamma faccia loro il bagnetto. Un dolce sorriso felice, un ciao con le manine e il nostro cuore che batte più forte…
Prima di partire un ulteriore regalo, che va ad aggiungersi a quelli numerosi che hanno testimoniato la immensa generosità e riconoscenza dimostrataci dai volontari della Pastoral da Crianza, ha suscitato in noi un ulteriore stupore. Un telo coloratissimo, bellissimo, composto da quadrati cuciti uno accanto all’altro (28), nei quali vengono rappresentate  le diverse e numerose attività svolte  dalla Pastorale  di tutte le parrocchie della diocesi di Irecé.
Di tutto ora restano nel cuore soprattutto i ricordi, le emozioni, le parole, le persone. Ma in particolare due pensieri occupano la nostra mente: quel “Vangelo del libro tramutato in Vangelo di vita, Vangelo di fatti” di cui tanto ha parlato Padre Tommaso durante la messa di inaugurazione e durante tutto il viaggio. Infine il pensiero va a tutti quei volontari della Pastoral da Criança che con il loro amore, con i loro “fatti”, daranno, per tantissimi anni a venire, un’anima, uno spirito di Vita alle mura di quella bella Casa degli Angeli.

Le persone che abbiamo avuto la gioia di conoscere in quei giorni hanno dimostrato a tutti  noi un grande affetto, una speciale attenzione anche per i particolari, un grande senso dell’ospitalità e dell’accoglienza ed i bambini ci hanno rubato un pezzo di cuore".

Ciao dolcissimi bimbi di Irecé, ciao carissimi Bianca e Josè Rodolfo,  grazie dei bellissimi regali che ci avete consegnato, ma soprattutto grazie dei vostri baci e dei vostri meravigliosi sorrisi. Arrivederci presto!!!

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